L’olio d’oliva e il decreto sviluppo

“Sono norme che abbiamo fortemente voluto e sostenuto, norme fondamentali per gli organi dello Stato impegnati quotidianamente nella, spesso impari, lotta alle frodi  e alle contraffazioni dell’olio”.

E’ quanto ha rilevato, con soddisfazione, il presidente della Coldiretti Sardegna Marco Scalas in riferimento alle disposizioni riguardanti i controlli sull’olio extravergine d’oliva inserite nel testo del decreto sviluppo, approvato definitivamente dal Senato.
“Questa volta – ha aggiunto –  a nulla sono servite le pressioni di lobby interessate. Il Parlamento e il Governo sono andati dritti sino alla meta ed è una ottima cosa per gli olivicoltori e i trasformatori onesti,  una garanzia per i consumatori, ma soprattutto un bel segnale di trasparenza che il paese si aspettava”.
In Sardegna l’olivicoltura rappresenta un settore importante che coinvolge oltre 50000 addetti e 42 mila ettari di territorio per un fatturato di circa 25 milioni di euro, è chiaro che portare chiarezza nel settore dovrebbe significare anche maggior tutela nei confronti degli olivicoltori.
Le nuove norme sono frutto di un emendamento introdotto alla Camera, e adesso confermato dal Senato, con il quale il relatore in Commissione ha inteso anticipare alcune disposizioni contenute nel disegno di legge d’iniziativa dei senatori Mongiello e Scarpa Bonazza Buora in materia di qualità e trasparenza della filiera degli oli di origine vergini, provvedimento già sottoscritto da numerosi parlamentari. Norme che consentono di riconoscere gli oli extravergini di origine estera spacciati come italiani o gli oli extravergini venduti come tali ma che hanno subito illecitamente processi di raffinazione e deodorazione.
Le nuove norme  prevedono innanzitutto che in fase di controllo, gli oli di oliva extravergini che sono etichettati con la dicitura “Italia” o “italiano”, o che comunque evocano una origine italiana, sono considerati conformi alla categoria dichiarata quando presentano “un contenuto in metil esteri degli acidi grassi ed etil esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/Kg” e che il superamento di tale valore comporta l’avvio di un piano straordinario di sorveglianza in considerazione che tali parametri costituiscono un fondamentale indicatore della qualità degli oli di oliva extravergini.
Nel testo del decreto sviluppo convertito in legge si prevede che la verifica delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva vergine sia compiuta da un comitato di assaggio riconosciuto e che tale verifica debba essere obbligatoriamente disposta e considerata attendibile in sede processuale.
La normativa inoltre, considerato che, in base alla legislazione vigente, si considera “fallace indicazione” l’uso del marchio con modalità da indurre il consumatore a ritenere che i prodotti siano di origine italiana senza che siano accompagnati da indicazioni sulla provenienza estera degli stessi, introduce nell’uso dei marchi relativi ai prodotti alimentari, la definizione di origine legata al luogo di coltivazione e di allevamento della materia agricola utilizzata nella produzione e preparazione dei prodotti ed il luogo in cui è avvenuta la trasformazione sostanziale. In tal modo – conclude la Coldiretti – l’effettiva origine per i prodotti alimentari risulta essere diversa da quella del codice doganale comunitario.
Nonostante in Sardegna produciamo oli extravergini di altissima qualità che hanno vinto numerosi premi, è sempre troppo difficile confrontarsi con chi vende produzioni a prezzi bassissimi che non potrebbero lontanamente remunerare il costo del lavoro dell’olivicoltore.

Fonte: www.sardegna.coldiretti.it

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